L'incontro al meeting di Rimini

“Campioni… di vita. Il ruolo educativo dello sport”. Questo il titolo di un incontro tenuto al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Tre i relatori: Enrique Palmeyro, direttore mondiale di Scholas Occurrentes, Vittorio Bosio, presidente del Centro Sportivo Italiano (Csi) e Sandro Cuomo, oro olimpico nel 1996 ad Atlanta e commissario tecnico della Nazionale italiana di spada. Testimoniano di realtà sportive di grande portata. Scholas Occurrentes, presente in 190 paesi, collabora con oltre 450 mila realtà educative e pone al centro dei suoi interventi il valore dello sport quale strumento di educazione e crescita umana e sociale dei giovani. Il Csi, nato oltre 70 anni fa, con un milione e 500 mila tesserati in tutta Italia, è organizzatore di più di 300mila gare sportive all’anno nel nostro paese. La Federazione Italiana Scherma è la più medagliata di sempre fra le discipline olimpiche – anche se, come ha ricordato Cuomo, «dopo aver conquistato ogni 4 anni le prime pagine dei giornali per due settimane, torna subito fuori dalle luci dei riflettori».
«La partita della vita si gioca insieme, in squadra. Da soli non è possibile giocare. È proprio questo che cerchiamo di fare con i ragazzi: far sì che tutta la squadra cresca insieme verso un unico obiettivo». Il progetto “Calcio con valori” di Scholas Occurrentes ha alla base il rispetto, l’onestà e il lavoro di squadra, ha spiegato Palmeyro. «Per questo abbiamo chiesto aiuto anche alla rete e, con la collaborazione di 60 università di tutto il mondo, abbiamo creato una piattaforma dello sport per condividere tutti i progetti che uniscono sport ed educazione, portandole in particolare nelle periferie, nei quartieri e nei luoghi di maggior povertà ed esclusione sociale».
«Viviamo in una società in cui sembra non esserci più bisogno di nulla», ha sottolineato Bosio. «Può sembrare che non sia necessaria una realtà come il Csi. Invece abbiamo un ruolo ancora più importante che in passato. I valori, il senso e il significato della vita passano attraverso il rapporto con le persone e non potremo mai farne a meno. Prima che tecnici o organizzatori, noi siamo degli adulti pronti a mettersi al servizio dei giovani. Non c’è bisogno di parole o di prediche, ma di testimonianze concrete del bene. Ogni disciplina sportiva ci offre questa possibilità. Questo bene dobbiamo comunicarlo e farlo conoscere. Per esempio, in un anno non fanno notizia le migliaia di gare chiuse senza problemi, ma solo l’unica in cui, magari, qualche genitore ha dato il peggio di sé sulle tribune. Come ricorda il Santo Padre: “Gli avversari sono compagni di gioco, non nemici da distruggere”».
«Siamo figli di una cultura sportiva viziata: si esalta il finalizzatore e non il collettivo», ha concluso Cuomo: «Non potrebbe esistere una squadra di soli finalizzatori. La chiave dello sport è il mettersi a servizio della squadra. Anche nella scherma. Apparentemente sembra che ci siano solo due atleti sulla pedana uno contro l’altro. Invece, nel momento in cui c’è un allenatore che ti segue, hai già una squadra e il compito di ogni buon tecnico non è quello di sostituirsi all’atleta, ma metterlo nelle condizioni di esprimere appieno le sue potenzialità».

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