Muhammad Alì
Muhammad Alì

di don Luigi Chiampo

Era il 1996 e le Olimpiadi si svolgevano ad Atlanta, negli Stati Uniti; la cerimonia di apertura dei giochi ha nel finale il momento regale dell’accensione della fiaccola olimpica e le immagini televisive svelano la domanda centenaria su chi accenderà la fiaccola. Sale sul palco, come ultimo tedoforo, Cassius Clay o meglio Muhammad Alì dopo la sua conversione all’Islam. Da quelle immagini si viene subito colpiti da un uomo che, quando tiene la fiaccola con le due mani, sembra semplicemente un po’ invecchiato, ma appena stacca la mano sinistra un forte tremore lo caratterizza, ci vuole poco per capire che è affetto dalla sindrome di Parkinson. Quell’uomo il 3 giugno ha lasciato questa esistenza terrena all’età di 74 anni.
Al di là di essere stato un grande pugile, il più grande come lo ha definito il suo eterno rivale Joe Frazier, ha saputo lottare per i più universali diritti dell’uomo, oltre a portare avanti per oltre 30 anni il combattimento più arduo: quello contro la sua malattia, dove al gong vince sempre quest’ultima.
Guascone e spietato sul ring ha saputo essere attento alle strade su cui cammina il mondo : nel 1964 sconvolge l’America bianca convertendosi all’Islam, lui vincitore nero, di un’America bianca, alle Olimpiadi di Roma 1960. Proprio in uno dei momenti di lotta contro la segregazione razziale gettò la medaglia vinta a Roma nel fiume Ohio (il Cio, ad Atlanta ’96, gli riconsegnò una medaglia sostitutiva).
Nel suo impegno politico rifiutò di arruolarsi nell’esercito americano durante la guerra in Vietnam dichiarando: “Non andrò a litigare con i Vietcong. Nessuno di loro mi ha mai chiamato negro”. Fu condannato da una giuria di soli bianchi a 5 anni di reclusione e gli furono tolti tutti i titoli.
Tornò sul ring più forte di prima, come sempre succede dopo momenti bui in cui sappiamo tirare fuori il carattere e prendere a pugni le avversità dell’esistenza.
“Sul ring devi volare come una farfalla e pungere come un’ape” osava dire con ironia dopo un combattimento. Purtroppo quella farfalla ha passato quasi metà della sua vita a sbattere le ali senza volare e l’ape ha smesso di pungere; dove lo sguardo istrionico condito di proclami vittoriosi ha lasciato il posto a quello fisso privo di parole.
La vita è maestra di questi poli opposti: in certi periodi spaccheresti il mondo in altri è lui che ti prende a pugni. Credo che Clay, o Alì, abbia saputo prendere a pugni la vita ma altrettanto è stato capace di incassare da questa. Il ko è arrivato ma l’augurio è che possa ancora saltellare sul ring dell’eternità; con lo stesso sguardo ironico di chi vuole insegnarci la levità della vita.

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