Roberto Donadoni
Roberto Donadoni

Era il più forte di tutti, così all’oratorio avevano stabilito una regola: quel bambino di nome Roberto Donadoni non poteva segnare. Lo ha raccontato, diversi anni dopo, il diretto interessato, oggi allenatore del Bologna, ricevendo nei giorni scorsi il Premio Facchetti “Il bello del calcio”. “Quella cosa mi è rimasta addosso – ha detto, sorridendo -. Poi quando mi hanno permesso di farlo, non ci riuscivo. Dovevo trovare degli escamotage, e il dribbling è stato uno di questi. Mettere compagno in condizione fare gol mi gratificava molto”. Non è la prima volta che Donadoni, colonna del Milan negli anni ’80 e ’90, ricorda i tempi dell’oratorio. Lo aveva già fatto lo scorso settembre, quando era stato scelto come testimonial d’eccezione della Junior Tim Cup: “La mia vita sportiva inizia proprio all’oratorio, dal Csi. Una passione coltivata – aveva raccontato Donadoni – che poi mi ha portato a coronare un sogno. Molti mi chiedono qual è l’allenatore migliore che ho avuto. Ne ho avuti tanti, da Sacchi a Capello. Ma i migliori sono quelli che ho avuto da ragazzino perché mi hanno insegnato la vita”.

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