Roberto Donadoni
Roberto Donadoni

“Sono cattolico, i miei mi hanno tirato su con certi valori, poi con l’uso della ragione ho capito che non può finire tutto con la morte, credp che ci debba essere qualcosa anche oltre”. Roberto Donadoni, allenatore del Bologna ed ex ct della Nazionale, si racconta sul Resto del Carlino, anche su argomenti che hanno poco a che fare con i risultati della sua squadra. Uno di questi, appunto, è la fede: “Purtroppo – spiega al giornalista Doriano Rabotti – non riesco ad andare a messa con regolarità, e non ho una chiesa né un giorno fissi. Ci vado quando ne sento il bisogno. A volte non sono dell’umore giusto ed evito, altre volte non c’è il tempo”. Tra i temi toccati, quello relativo al fatto di avere una dimensione pubblica: “Io non sono molto diverso in privato. Non avendo niente da nascondere, posso fare quello che mi sento sempre, ovviamente senza con questo andare a ledere il bene degli altri. È chiaro che sul lavoro devi saperti relazionare con persone differenti, ma non sono molto diverso in campo o in famiglia. Cerco di essere naturale”.
Di Donadoni avevamo già scritto su crossmagazine.it in occasione della consegna del premio “Il bello del calcio”. “La mia vita sportiva inizia proprio all’oratorio, dal Csi – aveva detto -. Una passione coltivata che poi mi ha portato a coronare un sogno. Molti mi chiedono qual è l’allenatore migliore che ho avuto. Ne ho avuti tanti, da Sacchi a Capello. Ma i migliori sono quelli che ho avuto da ragazzino perché mi hanno insegnato la vita”.

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