Samaras e Jay
Samaras e Jay

Esiste ancora qualcuno che non è mai stato premiato? Cerchi in giro, qualcosa troverà. Magari quindici anni fa ha composto una poesia: potrà ambire a una targa per il suo contributo alla letteratura condominiale. O almeno è cortese, e da qualche parte ci sarà un diploma di buon vicinato ancora valido. Lo dicono anche i medici: un bel premio distende i muscoli e fa entrare in circolazione l’autostima. È per questo che vediamo trofei ovunque (anche televisivi: dopo il telegatto, il teletopo e così via, solo non si vedono i tele-unicorni). Molti di questi concorsi meriterebbero il premio all’inutilità, ma forse anche no: abbiamo bisogno, davanti all’incertezza del futuro, di farci dire “bravi”. Magari non è vero, ma intanto mette sicurezza.
Il premio dato a Georgios e Jay, dall’associazione giornalisti greci, invece non si discute. Il primo, di cognome Samaras e di professione attaccante, non è certo a digiuno di medaglie: con i Celtic Glasgow ha vinto quattro campionati scozzesi e tre coppe nazionali. È dopo uno di questi successi – scudetto 2014 – che il gigante greco, fascia di capitano al braccio, va a bordocampo, incontro ai tifosi. Jay è uno di loro, ha dieci anni e ha la sindrome di down. Ha la maglietta verde, la sciarpa verde, e così pure gli occhiali. Georgios lo prende in braccio, e insieme fanno il giro di campo, da amici, con lo stadio pieno e in mezzo agli altri campioni del Celtic. Jay non smette di sorridere e stupirsi; suo padre – che lo osserva dagli spalti – non può che fare altrettanto. Pochi mesi dopo, i giornalisti greci decidono di dare a Georgios e a Jay (e non solo a uno dei due) quel premio che, in passato, fu consegnato anche al campione del Benfica, Eusebio. Intervistano il piccolo tifoso: cosa ne pensi di Georgios, che ti ha fatto vivere l’esperienza di una festa scudetto davanti a migliaia di spettatori? «Gli voglio bene, perché ha i capelli lunghi e la barba folta». Gran bella risposta, Jay, e scusaci se non sempre ci riesce facile amare le persone per come sono.

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