Hungaria
Hungaria

Gioco, dunque esisto. Ancor prima che un calcio alla cartesiana, quella dell’Hungaria, squadra clandestina, fu un inconsapevole tentativo di affermazione di una identità. Una formazione più o meno improvvisata composta da ragazzi – magiari e cecoslovacchi, soprattutto – scappati alla bell’e meglio dalla grande patria sovietica, alla fine degli anni ‘40, eppure capaci di limitare i danni contro il Real Madrid (onorevole sconfitta per 4-2) e vincere una selezione della città di La Coruna. Partite rigorosamente amichevoli, per aggirare i divieti delle federazioni, validi solo per le competizioni ufficiali. Giochiamo, quindi esistiamo, non potete ignorarci. A giudicare da quanto scriveranno gli almanacchi – pressoché nulla – il tentativo cadrà a vuoto. E della stessa squadra, che incuriosì l’Europa sportiva del 1950, si perderanno presto le tracce. Restano i nomi: Ferdinand Daucik, l’allenatore, e suo genero Laszlo Kubala, la stella. Passato l’embargo calcistico, i due si ritroveranno al Barcellona, dove Laszlo rimarrà per una decade e oltre 130 gol. Anni felici. Prima, però, quelli della paura. E della decisione, a 18 anni, di sfondare la cortina di ferro, nascosto in un camion assieme ad altri fuggiaschi. Arriva in Italia, e la Pro Patria lo accoglie a braccia aperte. Partite ufficiali: zero. La Fifa, su pressioni politiche, cede: Laszlo non solo ha disonorato un popolo, ma ha anche abbandonato la sua squadra, il Vasas di Budapest. Come lui, altri atleti dell’Est, che nell’Italia settentrionale iniziano a rivedersi e a fare squadra, ormai in tutti i sensi. Così, il club di Busto Arsizio si tiene in casa, senza però mai presentarlo nelle partite ufficiali, quello che sarà uno dei più grandi talenti dell’epoca, tra i rivali più agguerriti di Alfredo Di Stefano. Non eguaglierà i trionfi del fuoriclasse madridista, il buon Laszlo, ma a fine carriera potrà dire di aver vestito le maglie di tre nazionali diverse (Cecoslovacchia, Ungheria e Spagna), una specie di oriundo all’ennesima potenza. E di essere stato il goleador dell’Hungaria, la squadra che non è esistita per nessuno, neppure quando segnò due reti al Real Madrid.

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