Alex Schwazer
Alex Schwazer

Da sportivo ho sempre rifiutato gli aiutini, da prete ho imparato a perdonare chi chiedeva aiuto. La favolosa cavalcata vincente di Alex Schwazer a Roma nella coppa del mondo di marcia 50 chilometri ha diviso il pubblico e l’opinione pubblica tra i crucifige e i redentisti. Consapevoli che la fede nella Risurrezione ci spinge a credere che non si ritorna in vita ma si ha una vita nuova, Alex ci ha ricordato che il passato è un fantasma che ci corre dietro, ma la voglia di essere uomini nuovi ci fa correre più veloci perché il rimorso non ci agguanti. La stessa nuova vita la si poteva vedere negli occhi di Alex che ha saputo passare indenne sia tra le ali di folla degli insulti come da quelle degli applausi uscendone irrobustito nel corpo e nello spirito, capace di fugare i fantasmi della paura di non essere all’altezza degli atleti che, per essere all’altezza, dovevano ricorrere a sostanze illecite. Non un ritorno al passato per Schwazer ma una novità di vita e di uomo; come è lontano l’atleta che prendeva a bottigliate d’acqua la pista di Osaka, livido di rabbia, dopo il “solo” terzo posto ai mondiali del 2007 o lo sbruffone che mostrava i muscoli alla Popeye, di Pechino 2008 finito a pugni in testa e lacrime eclatanti asciugate dal tricolore.
Perso l’abbraccio di Carolina a fine gara ha acquistato quello di Donati, e di tutti quelli che hanno saputo ridare fiducia a un fenomeno che non ha bisogni di nessun tipo di aiuto per vincere sempre a mani basse. Un abbraccio stretto in anni di allenamento senza poter mai far valere in una competizione il proprio valore, e per questo ancora più prezioso; l’allenamento duro, metodico, continuativo senza la cartina di tornasole della gara è come avere uno striscione di partenza senza quello di arrivo. Vi sono gare nella vita in cui si arriva primi senza medaglia d’oro e inni da podio; sono le gare che vinci con te stesso, dove l’inno te lo canti e te lo suoni dentro e traspaiono le note nella melodia del tuo sorriso e la medaglia è d’oro purificato nel crogiuolo, da tutte le scorie della solitudine, della paura e della condanna ad avere solo più un gradino del podio, quello dell’oro sbiadito. Alcuni non crederanno mai più in lui, ad altri rimarrà l’invidia che continuerà a generare sospetti, ad Alex Schwazer tra i denti rimarrà da mordere l’oro vinto nella competizione più importante della vita: quella di ridare fiducia a se stessi. E non sarà importante se avrà un colore la medaglia di Rio 2016, conterà che queste convinzioni continuino a colorare la sua vita senza permettere più il grigiore della menzogna.

CategoryGiro di Chiampo
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