Nicolas Burdisso
Nicolas Burdisso

Argentino, come Bergoglio. Nicolas Burdisso, difensore del Genoa, si racconta in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport. Aneddoti sulle esperienze alla Roma e all’Inter, commenti sui suoi allenatori avuti nel corso della carriera, ma non solo. Il 34enne calciatore ricorda l’incontro con Bergoglio: “Per fortuna che c’è Papa Francesco. A Roma, l’ho conosciuto andando alla 7 di mattina a Santa Marta ad una messa dove c’erano 15 persone. Quando mi ha visto ha detto: ‘Hai portato il pallone?’. È fantastico. Sta facendo la rivoluzione”. Riguardo i recenti attacchi di terrorismo, che hanno scosso anche il mondo dello sport (qui il commento a Cross Magazine di don Alessio Albertini, consulente ecclesiastico del Csi), Burdisso si dice preoccupato. Ma, aggiunge, “il mondo musulmano non c’entra. È come se i cristiani fossero giudicati per le Crociate o la Chiesa per ciò che combinano certi cardinali che si arricchiscono”. Il difensore argentino ricorda anche quando, dieci anni fa, prese un lungo stop dal calcio (sei mesi) per stare vicino a sua figlia Angela, malata di leucemia: “Non sono stato un eroe: l’eroina è stata lei, che ha sopportato cure terribili”. A proposito di eroi: alla domanda su chi sia stato il suo idolo in gioventù, Burdisso non ha dubbi: “Mio padre Enio. Abitavamo ad Altos de Chipion, un paese di 1500 abitanti nella campagna argentina, e lui sapeva fare tutto. È stato anche calciatore in Prima Serie nell’Instituto de Cordoba, poi è diventato professore di educazione fisica ma tutti andavano da lui per qualsiasi cosa”.

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